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06/03/2010
aditus caremar
Quale futuro per Caremar, e Tirrenia.



L’importanza dei trasporti, siano essi marittimi,terrestri oppure aerei, e’ nota a tutti, in questa epoca nella quale la velocizzazione del movimento delle merci e delle persone, assume connotazione economica di grande rilevanza.

L’incidenza, in percentuale, del costo del trasporto su ogni genere di consumo supera il 50% del corrispettivo d’acquisto; questo ci fa capire come mai l’acquisizione di territori da parte dei paesi asiatici, della Cina particolarmente, e’in aumento giorno per giorno. Colossi economici cinesi acquisiscono aeroporti in disuso, si insediano nei porti nazionali ed europei di maggior traffico, adottano e mettono in pratica una politica a medio e lungo termine, finalizzata a diminuire i tempi di percorrenza con minor spesa.

La nostra regione, la Campania, soffre da anni di un sistema trasportistico non adeguato alle richieste di mercato; evidenza, questa, valida per il trasporto urbano, regionale , nazionale, ivi compreso quello europeo ed intercontinentale.

Necessita, quindi, in Campania una politica che permetta lo spostamento veloce del pendolare cittadino ed isolano. A Napoli gli autobus sono pochi, molti sono vecchi e sporchi, la stazione ferroviaria in (troppo lento) rifacimento è sede di bivacco di povera gente, senza fissa dimora o senza alcuna dimora; il collegamento regionale è scarso e pressoché monopolizzato. I paesi vesuviani, specialmente quelli della penisola sorrentina, sono privi di collegamenti nelle ore notturne: dopo le ore 23 non si possono raggiungere località come Vico Equense, Meta di Sorrento e Sorrento stesso. Ad un numero considerevole di collegamenti marittimi nel periodo estivo, si contrappongono i pochi nel periodo invernale, (mal) funzionanti quasi esclusivamente nelle ore diurne. Un aeroporto che soffre della mancanza di spazi per parcheggi e di collegamento rapido con la citta’, con località limitrofe e con la rete autostradale; un aeroporto internazionale dal quale decolla un solo volo diretto con l’America e, inoltre, solo in determinati periodi dell’anno. Un sistema ferroviario di collegamento regionale ed interregionale, con le località del sud e della Sicilia, effettuato con vetture obsolete e maleodoranti i cui servizi igienici spesso sono inagibili o chiusi. Il porto di Napoli - aperto a chiunque che, indisturbato, può entrare e uscire - ha fondale insufficiente ad accogliere navi che divengono sempre piu’ grandi e, manco a dirlo, non è provvisto di banchine inadeguate. Necessario, evidente ed improcrastinabile che la politica debba riprendere attivamente il suo ruolo di essere, di esistere, di individuare strategie finalizzate al bene comune, alla creazione di posti di lavoro, specialmente per i giovani, di permettere una reale crescita economica della regione che consenta una vita dignitosa a tutti, conformemente al di lei compito istituzionale e, oseremmo aggiungere, fine esistenziale .

Uno dei tanti problemi che si affaccia nell’immediato, e’ quello della privatizzazione della Caremar e della Tirrenia. Società nate come societa’ di Stato aventi obiettivi istituzionali, spiccatamente sociali, quali la continuità territoriale, per le popolazioni isolane. Queste società , offrono, ad oggi, lavoro a cittadini italiani, il fior fiore della nostra marineria, costituita. in parte rilevante, da marittimi torresi, sorrentini e siciliani.

La Caremar, assicurava collegamenti per le isole del Golfo e per le isole pontine.
Il documento, redatto e sottoscritto, prevede la separazione dei due comparti; quindi la nascita di una nuova realtà laziale, realtà non meglio definita, per quanto riguarda le unità navali, impiegate ed impiegande, le modalità di utilizzo e la separazione del personale.

In ambito politico, considerato il fatto che a breve sarà delineato il nuovo assetto di governance delle due regioni, sarebbe opportuno che qualcuno si assumesse il compito, doveroso, di chiarire il quadro generale, considerato, peraltro, che le unità attualmente in esercizio hanno superato di gran lunga il periodo massimo di utilizzo.

Ancor più chiaramente: come utilizzare il personale, quale contrattualistica adottare, quali corse saranno effettuate - visto che il 49% dell’azionariato delle indicate compagnie di navigazione sarà privatizzato – e, inoltre, quali cantieri saranno individuati per le improcrastinabili modifiche, rese obbligatorie dalle ultime, afferenti normative?

Se, improvvidamente, qualcuno pensasse di ridurre le acque del golfo alla stregua di “acque interne”, ebbene ciò desterebbe non poche preoccupazioni, considerato che le regolamentazioni e la contrattualistica verrebbero disciplinate da leggi e regolamenti propri del pubblico servizio locale, ponendo nel nulla quanto disposto dal codice della navigazione e vanificando i titoli professionali acquisiti e da acquisire.

Se ciò non fosse ritenuto sufficiente, v’è da aggiungere che il Governo Regionale - e quindi la classe politica che uscirà dalle elezioni di marzo - dovrà assumere decisioni anche in ordine alla privatizzazione della Tirrenia, società che collega i porti della Penisola con quelli della Sicilia e Sardegna.

Le migliaia di famiglie che attualmente vivono di (inadeguati) stipendi, frutto di duro lavoro prestato nel comparto, a tutto voler tacere dell’indotto, quale futuro avranno?
Verranno ad esistenza decine di Termini Imerese?
Un tavolo tecnico da essere istituito presso la Regione Campania appare irrinunciabile; e il tavolo in parola dovrà essere composto da persone competenti, serie ed oneste che desiderino, coscienziosamente, sviluppare tali società, potenziando, velocizzando e snellendo il trasporto via mare, al fine di attrarre nuovi investitori e nuove compagnie di navigazione, con benefici effetti sull’irrinunciabile turismo e con ogni connessa considerazione in ordine alla creazione di nuovo lavoro e, dunque, di benessere.

Aditus è pronta a fare la propria parte, qualora la Regione Campania intendesse sentire la voce di chi, veramente, vuole agire, fare e realizzare, contribuendo al bene comune.

Basta con gli sprechi, con i costi macroscopici: occorre costruire unità sicure, che siano in grado di prendere il mare con ogni ogni condizione meteorologica ed in ogni stagione.

Occorrono seri controlli, obbligatoriamente Istituzionali, sui costi di gestione, sugli appalti, sulle riparazioni. In poche parole è tempo di fornire servizi adeguati, sicuri ed in grado di rispondere alle sacrosante esigenze delle popolazioni del Meridione, piccole e grandi isole comprese

Necessita non ignorare più a lungo quel grande valore e vanto costituito dai cantieri di Castellammare di Stabia, vere eccellenza nella costruzione e nella riparazione di unità navali.

I problemi che attanagliano il settore dei trasporti meridionali sono tanti e sotto gli occhi di tutti. E’ tempo di soluzioni serie, realizzabili e rapide. Non vi è più spazio per balbettanti promesse, sempre disattese.

Aditus vuole che la Campania, la Calabria e la Sicilia possono riacquistare dignita’ e rispetto, esprimendo, al meglio. le loro grandi potenzialita’, commerciali e turistiche; occorre, dunque, realizzare le nostre idee, anche sostenendo chi vuole dare un impulso e vigore di cambiamento a queste Regioni e, quindi, all’intero Paese, di cui il Meridione è parte vitale ed irrinunciabile.

La Gente del Sud onora le proprie radici, i propri ideali, le proprie tradizioni; questo incommensurabile bagaglio vuole trasmettere ai propri figli e ai propri nipoti.

Di queste risorse non potrà fare a meno il Paese.


ADITUS CAMPANIA



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